Mantieni sempre puro il tuo cuore. Guarda al mondo con la gioia,la curiosità e lo stupore di un bambino....

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Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo.

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Questo è il primo passo del nostro piccolo viaggio in giro per il mondo. In questo sito troverete resoconti, impressioni, foto e video dei miei viaggi nonchè un giro del mondo culinario, con ricette dei cinque continenti cucinate dallo chef Enzo in persona e assaggiate da una giuria dal giudizio insindacabile (la mia gentil compagna). Ci sarà uno spazio dedicato ai libri che mi hanno emozionato e mi permetto di consigliarvi; racconti di viaggi, di terre lontane, semplici e straordinarie storie di esseri umani. Naturalmente in questo nostro cammino ci siamo arricchiti di nuove rubriche e di nuovi spazi, dai patrimoni dell'umanità sparsi per i cinque  continenti, alla satira passando dalla pagina del buonumore senza dimenticarci della sala giochi tanto per rilassarci un attimo. Infine ci sarà anche una pagina con notizie e di tutto un pò quel che riguarda questo nostro caro, buon vecchio pianeta terra. Ma ora lasciamo parlare le emozioni, buon viaggio..... 

 

 

foto e video dei miei viaggi

Ricette da tutto il mondo Asia....Africa....Americhe tante idee per una piacevole serata con una gustosa cena etnica.   

Stilleven met boeken, 1887                              Vincent van Gogh (1853-1890) Stilleven met boeken, 1887 Vincent van Gogh (1853-1890)

Lo spazio dedicato ai libri per conoscere luoghi,storie e culture a noi lontane.Ogni libro un viaggio,ogni viaggio una pagina in più nel diario della nostra vita.  

L'OCCHIO SUL MONDO.....

VALLE DEL GIORDANO: IL CONFLITTO INVISIBILE E' L'ACCESSO ALLE RISORSE IDRICHE. 

 
La strada 90 porta dalla zona di Gerico, la parte più a sud della valle del Giordano, alla parte nord, in quella che é definita la storica Palestina. Da un lato all’altro della strada ci sono straordinarie coltivazioni di uva, datteri, banane, peperoni che fioriscono nonostante il clima arido della regione e vengono esportati in tutta Europa. I prodotti della valle del Giordano ci mettono meno di venti ore a finire nei supermercati europei con il marchio made in Israel.

 

   

 

RISATE A DENTI STRETTI........

 

la rubrica di satira e dintorni.

 

 

       le mie vignette

 

 

LA SALA GIOCHI PER GRANDI E PICCINI...


Safari Time - Siete pronti per una vacanza in Africa? E' tempo di fare un bel Safari!Accompagnate la simpatica zebra alla guida della jeep nella savana. Ci sono un sacco di pericoli in giro: scimmie dispettose, animali feroci e cacciatori di frodo pronti ad impallinarvi. Tenete gli occhi bene aperti ed agite d'astuzia!Evitate di finire nei guai cliccando i vari elementi per far accadere delle azioni nell'esatto ordine.Completate ogni livello nel minor tempo possibile per conseguire il punteggio totale più alto.Si gioca con il MOUSE.

 

 

 

 

 

 

LA PAGINA DEL BUONUMORE

 

 

 

 

I PATRIMONI DELL'UMANITA' 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAMPAGNA TESSERAMENTO 2011 http://www.emergency.it/tessera/index.html

NOTIZIE DALL'ITALIA E DAL MONDO

Il mondo che vorrei...

FREE HUGS in Germania, (Berlino)

A rotazione free-hugs da tutto il mondo!

Queste le città visitate in questo nostro tour di abbracci dal mondo:

Sondrio-Amsterdam-Tokio-Tel Aviv-New York-Milano-La Valletta...

 

passaparola

Passaparola - I Forconi risalgono lItalia - Pino Aprile

Marco Travaglio 26-01-2012

BOICOTTIAMO LA GOLDEN LADY

Boicottiamo i prodotti a marchio Philippe Matignon, SiSi, Omsa, Golden Lady, Hue donna e uomo, Saltallegro e Serenella.

Licenziate alla vigilia di fine anno con un fax. Tutte a casa le 239 operaie Omsa di Faenza

Nonostante un fatturato milionario in crescita che non risente della crisi,la Golden Lady chiude le fabbriche in Italia per aprirle in serbia. Restano solo rabbia e amarezza: "L'azienda si è comportata in maniera becera e arrogante fino all'ultimo giorno". Poi l'appello su Facebook: "Boicottiamo tutti i prodotti Golden Lady" 

La Golden Lady si conferma fedele alla linea. Ha scelto un fax, l’azienda, per stroncare le ultime tenui speranze delle operaie Omsa, il celebre marchio di calze che controlla.
Il 14 marzo 2012, quando terminerà lacassintegrazione straordinaria, saranno tutte licenziate le operaie ancora in forza nello stabilimento faentino. Il provvedimento di mobilità interesserà 239 dipendenti, di cui solo 30 attualmente lavorano, per 4 ore al giorno.
Il fax è stato inviato il 27 dicembre dall’Omsa di Faenza alle sedi delle organizzazioni sindacali di categoria territoriali. Con il documento la Golden Lady del patron Nerino Grassi ha inteso anticipare una raccomandata, nella quale verrà formalmente comunicata la risoluzione dei rapporti di lavoro.
La notizia è arrivata come una doccia fredda, appena tre giorni dopo l’incontro al Ministero dello sviluppo economico. A discutere del futuro delle operaie c’erano Federico Destro per la Golden Lady, l’Ing. Marco Sogaro per l’advisor Wollo, il rappresentante ministeriale Gianpiero Castano, il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi e le parti sociali.
Il tavolo era stato convocato per discutere della riconversione del sito produttivo di Faenza. Attesissima era la relazione di Sogaro, il cui compito è quello di trovare investitori interessati all’acquisto dei due grandi capannoni di proprietà della Golden Lady. Per diversi mesi la situazione ritenuta più praticabile è parsa quella di tentare la ripartizione del sito tra una pluralità di imprese, ma a sorpresa l’ingegnere della Wollo ha messo al corrente i presenti di una trattativa con un possibile acquirente unico dell’intero stabilimento, che avrebbe trasferito in loco una preesistente realtà produttiva.
Pare essersi trattato solo di un fuoco di paglia. Infatti la trattativa è in una fase di stallo per due ragioni essenzialmente economiche: da una parte i 3 milioni di euro richiesti a titolo di onere per la parziale riconversione dello stabilimento, in aggiunta al prezzo d’acquisto, dall’altra la difficoltà che ha in questo momento il settore immobiliare, nell’accedere al credito bancario.
“Si è trattato di un incontro che non ha portato nessuna notizia concreta sul fronte della riconversione”, hanno commentato Samuela Meci e Renzo Fabbri della Filctem Cgil di Ravenna. “Il sindacato aveva ribadito all’azienda che doveva impegnarsi a mantenere il sito produttivo aperto fino a che la riconversione non fosse certa e concreta e pertanto si erano già calendarizzati incontri per verificare la veridicità e la concretezza del progetto tanto decantato dalla Wollo e dalla Golden Lady”.
Era stata fissata anche una data, il 12 gennaio, per riunire nuovamente il tavolo ministeriale e valutare gli eventuali progressi della trattativa.
Ora, con il licenziamento collettivo all’orizzonte, tutto diventa più difficile per le operaie Omsa.Clara Zacchini, una di quelle che ha lottato sempre in prima fila, commenta su facebook la notizia: “Abbiamo dei diritti firmati e siamo rimaste per la promessa di riconversione e intanto abbiamo bisogno di ammortizzatori. Come campiamo altrimenti?”.
Per Samuela Meci la decisione presa dai vertici aziendali rappresenta “un atto gravissimo, un ulteriore comportamento becero e arrogante di una proprietà che non si è mai vergognata di prendere in giro tutti e che, in un momento così delicato, sceglie di percorrere la strada di licenziare i dipendenti alla fine della cassa straordinaria, mettendo così in ballo i ragionamenti che si erano fatti per continuare a dare una copertura con gli ammortizzatori sociali”.
Se tutto il personale dell’Omsa venisse licenziato senza incentivi, né alcuna garanzia di rioccupazione, la tanto auspicata riconversione non avrebbe più molto senso per loro e verrebbe anche a mancare un’eventuale cassa in deroga da parte della Regione. Lo sa bene viale Aldo Moro e Gian Carlo Muzzarelli, assessore alla attività produttive, esprime tutta la sua perplessità: “Messa così, è una posizione irricevibile. È una scelta che crea tensione proprio nella fase più delicata della vicenda”.
Dal canto loro le lavoratrici Omsa accusano una “legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori” e fanno appello alla solidarietà di tutte le donne: le invitano a boicottare i prodotti a marchio Philippe Matignon, SiSi, Omsa, Golden Lady, Hue donna e uomo, Saltallegro e Serenella.
Intanto continua anche negli altri stabilimenti la macelleria sociale della Golden Lady.
Il 25 novembre ha chiuso definitivamente i battenti la fabbrica di Gissi in Abruzzo, lasciando altre380 dipendenti senza lavoro. A Gissi l’azienda si era insediata 23 anni fa, usufruendo di fondi regionali e della Cassa del Mezzogiorno. Ora, sfruttate le risorse del territorio e scoperti i vantaggi della delocalizzazione, la Golden Lady ha abbandonato anche questo sito produttivo.
Intanto la multinazionale delle calze veleggia sui mercati mondiali con il vento in poppa di un fatturato milionario e con buona pace dell’articolo 1 della Costituzione.

MAURIZIO CROZZA - Ballarò 24-01-2012

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La campagna "Individui a rischio"

"Solo quando l'ultimo prigioniero di coscienza sarà liberato, quando l'ultima camera di tortura verrà chiusa, quando la Dichiarazione universale dei diritti umani sarà realtà per le persone di tutto il mondo, allora il nostro lavoro sarà finito".

(Peter Benenson, fondatore di Amnesty International)

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Nigeria: la Shell ammetta, pulisca e paghi!

Decenni di estrazione di petrolio nel Delta del Niger hanno provocato povertà, conflitti e violazioni dei diritti umani. L'inquinamento causato dalle attività estrattive ha devastato la vita della popolazione del Delta del Niger; ha contaminando la terra, l'acqua e l'aria, contribuendo alla violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a condizioni di vita dignitose, inclusi il diritto al cibo e all'acqua, nonché del diritto a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro. Centinaia di migliaia di persone ne sono state colpite, in particolar modo quelle più povere e quelle che dipendono da fonti di sostentamento tradizionali, come la pesca e l'agricoltura.

 

 

CAMPAGNA TESSERAMENTO 2011 http://www.emergency.it/tessera/index.html

Cosa si nasconde in una scatoletta di tonno?

Quando metti nel carrello della spesa una scatoletta di tonno, non sai cosa compri davvero. Il nostro monitoraggio sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi parla chiaro: l’industria del tonno è poco trasparente. Cosa vogliono nasconderci?

Il nuovo rapporto “I segreti del tonno. Cosa si nasconde in una scatoletta?” è frutto del lavoro dei nostri volontari che dopo l’estate hanno fatto visita a 173 punti vendita e raccolto informazioni sulle etichette di oltre duemila scatolette.

Ecco i risultati:
-    nella metà dei casi non sappiamo che specie di tonno mangiamo;
-    pochi ci dicono da dove arriva: solo il 7 per cento delle scatolette indica l’area di pesca;
-    quasi nessuno specifica come è stato pescato: nel 97 per cento delle scatolette, infatti, il metodo di pesca non è indicato.

Dopo due anni dal lancio della campagna “Tonno in trappola” la situazione non è migliorata. Se alcune aziende hanno aggiunto delle informazioni in più sulle etichette, la maggior parte dei prodotti non offre garanzie né sul tipo di tonno che portiamo in tavola, né sulla sostenibilità dei metodi con cui è stato pescato.

Eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l’intero ecosistema marino. Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono minacciate, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovanili di tonno, squali, mante e tartarughe marine.

Tra i marchi meno trasparenti MareAperto STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo. Riomare non specifica mai area e metodo di pesca: vuole nascondere che userà metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti? Mareblu non dice come viene pescato il proprio tonno: forse non vuol far sapere ai consumatori italiani che si è impegnata per una pesca sostenibile senza FAD solo sul mercato inglese? Se un’azienda vuole, può essere trasparente. AsdoMar, per esempio, ha iniziato a riportare il nome della specie, l'area di pesca e il metodo utilizzato - anche se non specifica ancora l'eventuale uso di FAD.

Oggi i consumatori italiani sono complici senza saperlo della distruzione dei mari. In Inghilterra tutti i più importanti marchi hanno deciso di utilizzare solo tonno pescato in modo sostenibile, mentre in Italia non esiste ancora una scatoletta di tonno 100 per cento sostenibile. Cosa stiamo aspettando?
   
Chiediamo al settore del tonno in scatola di garantire piena tracciabilità e trasparenza, di non utilizzare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD.

ENTRA IN AZIONE
Un cambiamento è possibile anche grazie alle scelte dei consumatori. Tu sai che tonno mangi? Dì la tua su www.tonnointrappola.it . Partecipa al nostro sondaggio!

Campagna tasseramento 2011  http://www.emergency.it/tessera/index.html

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